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La centralità del Lavoro

Viviamo in una società post-industriale post-fordista, in un mondo globalizzato costruito da reti e relazioni virtuali, l’economia è mossa da transazioni finanziarie  rapidissime e impalpabili.

Eppure, in questa società liquida e complessa, il lavoro mantiene la sua centralità e, per certi versi, sacralità.

Il lavoro come luogo di costruzione della persona umana, il lavoro nelle forme organizzative, il lavoro con le interazioni sociotecniche, il lavoro nelle sue espressioni di rappresentanza, il lavoro con la sua capacità di esprimere il progresso e la pace al tempo stesso.

Il lavoro che non c’è, che manca a migliaia di giovani, che costringe persone nel pieno del vigore fisico a restare all’uscio della società, il lavoro che espelle i cinquantenni in un processo di rivistazione riconversione infinito.

Il lavoro che dovrebbe orientare i processi formativi, che dovrebbe accompagnare la scuola e l’istruzione a comporre un puzzle complesso e sfidante per rispondere alle esigenze di trasformazione dell’industria moderna.

Il lavoro che assume forme e luoghi nuovi, che si tinge di creatività, che si libera dalla prossimità geografica, che invade le nostre vite ben al di là dei tempi e dei cancelli della fabbrica.

Ebbene,  questo lavoro abbisogna di chiavi di interpretazione, di lettura e di organizzazione nuove, in grado di rispondere alle esigenze primarie di sviluppo e formazione della persona e, successivamente, ai grandi processi di trasformazione dell’economia e della società.

Su questa frontiera lavoriamo per proporre approcci nuovi e soluzioni innovative.



by Dr. Radut.