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Mercoledì, 29 Marzo, 2017

La conoscenza, chiave di lettura del mondo

Sul Corriere della Sera del 25 marzo 2017 è stato pubblicato un interessante articolo di Roberto Cotroneo, dal titolo “Competenze e competizione? Perché è meglio la conoscenza", in cui viene affrontato il tema del complesso rapporto tra conoscenze, competenze e competizione. L’articolo fornisce un’importante riflessione sulla cultura dominante nella società contemporanea, che subordina la formazione alla competizione e all’acquisizione di competenze, piuttosto che di conoscenze.

I sostenitori del modello culturale dello sport, progressivamente affermatosi come esempio per la nostra società, ritengono che non ci sia “competenza che non si manifesti nella forma di una competizione”. Ad avvalorare la tesi ci sarebbe la comune radice dei due termini competenza e competizione. In tale accezione, non c’è spazio per il sapere, che viene concepito come un mezzo per sviluppare competenze e raggiungere obiettivi e non come il fine stesso. Nonostante il pregiudizio negativo che caratterizza il concetto di competizione, si rischia, dunque, di perdere il valore della conoscenza, prediligendo la visione del mondo frontale, tipica della mitologia della vittoria, che induce a fronteggiare le sfide affermando l’individualismo e dimenticando che i modelli vincenti sono caratterizzati da innovazione e collaborazione. 

Infatti, la natura pragmatica delle competenze, saperi passeggeri vincolati ad ambiti circoscritti, fa sì che esse siano fondamentali nello sport (caratterizzato da valori come sacrificio, costanza, competizione e vittoria), ma che non bastino da sole per affrontare il mondo. Per applicarle occorrono le conoscenze, che permettono di osservare il mondo da una prospettiva diversa, “là dove non sanno guardare gli altri”, e solo in questo modo di leggere il futuro, realizzare progetti e raggiungere traguardi.

Per consultare l’articolo online, clicca qui.

 

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by Dr. Radut.