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Martedì, 17 Aprile, 2018

Investimenti al Sud solo grazie all’Ue

I Fondi europei stanziati nell’ambito delle politiche di coesione alimentano in modo significativo gli investimenti pubblici e costituiscono un importante strumento di crescita economica per il nostro Paese. Tuttavia, anziché contribuire a ridurre il divario tra i territori, in alcune aree essi finiscono per sostituire l’intervento che, di norma, spetterebbe allo Stato. Questo è quello che accade al Sud, dove l’aumento della spesa in conto capitale non dipende da un aumento della spesa nazionale.

Nel 2015, ultimo anno di spesa della programmazione 2007-2013, le risorse europee destinate allo sviluppo e alla riduzione dei divari territoriali rappresentavano il 72% della spesa complessiva, a fronte del 28% di quelle ordinarie. In altri termini, ciò significa che nel triennio 2013-2015 la spesa ordinaria pro capite sostenuta dalla Pubblica Amministrazione ammontava a 239 euro all’anno per un singolo cittadino meridionale e a 508 euro per i cittadini del Centro-Nord – più del doppio.

È evidente che, ad oggi, i fondi straordinari vengono impiegati in funzione sostitutiva, anziché addizionale, alle risorse ordinarie nazionali, che lo Stato dovrebbe comunque garantire. Al fine di ristabilire un equilibrio territoriale di spesa, nell’ambito del decreto Mezzogiorno del 2016 è stato proposto di destinare al Sud un volume complessivo di stanziamenti ordinari proporzionale alla popolazione di riferimento. Al momento, però, la norma manca di un vincolo di cogenza.

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by Dr. Radut.